Riproponiamo L articolo dello scorso anno IL DUPLICE ASSASSINIO DI FAUSTO E IAIO
DUE GIORNI DOPO IL RAPIMENTO MORO. UNA PROVOCAZIONE DEI SERVIZI? I PRESUNTI KILLER E LE INCONGUENZE GIUDIZIARIE
Le vicende legate al duplice assassinio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (Fausto e Iaio), avvenuto la sera del 18 marzo 1978 in via Mancinelli a Milano, presenta ancor oggi, a trentotto anni dai fatti, più di un dato irrisolto anche dal punto di vista giudiziario. I nomi dei tre presunti killer, ovvero Massimo Carminati, Mario Corsi e Claudio Bracci, furono più volte fatti da diversi esponenti dell’estrema destra romana legati al terrorismo nero, già nel corso degli anni Ottanta in più interrogatori resi ai magistrati. Li accusò apertamente nel 1982 Paolo Bianchi, uno dei massimi esponenti di Ordine nuovo, sostenendo di aver ricevuto una confidenza dallo stesso Corsi circa la sua partecipazione al delitto, spostandosi da Roma a Milano «trovando poi altre persone sul posto». Altrettanto fece nel 1988 Angelo Izzo, uno dei tre fascisti protagonisti del massacro del Circeo del 30 settembre 1975 (in cui fu stuprata e uccisa la diciassettenne Rosaria Lopez e seviziata Donatella Colsanti), che a sua volta dichiarò che fu lo stesso Corsi a confidarglielo nel settembre-ottobre del 1980. Analoghe dichiarazioni, sulla responsabilità dei tre e in particolare di Corsi, furono rese nel 1982 e nel 1991 da Walter Sordi (ex Nuclei armati rivoluzionari), nel 1990 da Cristiano Fioravanti (sempre dei Nar), nel 1988 da Stefano Soderini (prima in Terza posizione poi nei Nar), relativamente al coinvolgimento di Corsi, e da Patrizio Trochei (ex Fuan) sul fatto che Corsi «si era vantato in giro di aver partecipato a questa azione». Paolo Aleandri (del gruppo terroristico di Costruiamo l’azione), dal canto suo, nel 1982, affermò che «sull’uccisione di Fausto e Iaio in tutti gli ambienti della destra romana si era sicuri del fatto che fosse opera della destra». Lo confermò Sergio Calore, anche lui di Costruiamo l’azione. Almeno in sei, dunque, fecero dei nomi riferendoli ai Nar della “Banda Prati”. Angelo Izzo affermò addirittura che la denominazione di “Brigata Combattente Franco Anselmi” fosse una delle sigle dietro la quale la stessa banda si coprisse. Come vedremo, un dato di assoluta rilevanza.
