Ieri ho preso parte a Como al presidio Porti aperti! Rotte sicure! indetto, in Piazza Grimoldi, dalla rete Como senza frontiere. Al netto del fatto che partecipare ad iniziative della Rete che, sei anni fa con le compagne e i compagni della Federazione di Como di Rifondazione insieme a molte/i altre/i, ho contribuito a costruire mi lascia sempre una sensazione dolce/agre (dolce perché è una parte di intervento politico alla quale sono estremamente legato ed agre perché nonostante i molteplici sforzi collettivi l’obiettivo di cambiare la percezione del fenomeno delle migrazioni non lo abbiamo raggiunto nemmeno lodatamente) devo dire che sono rimasto molto contento di come sia andata l’iniziativa.La mobilitazione – che si è svolta attraverso la tradizionale marcia – nata nella nostra città di frontiera che nel corso dell’estate 2016 ha toccato con mano la barbarie causata dalle politiche migratorie dell’Italia e della fortezza Europa ha denunciato con forza la vergogna che si è consumata nei giorni scorsi nei porti siciliani rivendicando, senza mezzi termini, l’apertura dei porti, la libera circolazione delle persone, il superamento della narrazione tossica della differenza tra profughi e migranti economici, il superamento del trattato di Dublino soprattutto al punto dove si impone la richiesta di protezione internazionale nel primo “paese utile”, la creazione di corridoi umanitari e di rotte sicure, la chiusura dei centri di detenzione in Italia e il Libia, la cancellazione del memorandum, e via discorrendo. Anche Como ha fatto la sua parte ma la situazione è terribilmente allarmate. Il governo Meloni con i suoi presidenti di Camera e Senato legati mani e piedi all’estrema destra, il Ministro dell’interno che parla di “carico residuale” (terminologia utilizzata dai capitani delle navi negriere) citando le persone respinte dopo la “selezione” che spezza i nuclei familiari, la (mi rifiuto, suo malgrado, di scrivere “il Signor Presidente”) presidente del consiglio Meloni che rivendica la “linea dura” chiedendo il potenziamento delle frontiere extraeuropee illustrano una condizione umanitaria grave nella quale versa l’Italia. La fortezza Europa è oggi un luogo che permette ai capitali (anche illegali) di poter circolare liberamente ma impedisce alle persone di fare lo stesso arrivando, come stava per accadere in Italia nei giorni scorsi, ai respingimenti collettivi vietati anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Si sono susseguiti i Governi ma la destra ed il sedicente centrosinistra hanno, rispetto al tema migranti, mantenuto linea e azione politica identiche: si è partiti con la Turco/Napolitano, passando pela legge Minniti, gli accordi criminali con la Libia, la legge 132 di salviniana Memoria fino al vergognoso blocco navale del governo Meloni e il tutto si è svolto sulla pelle di persone che provavano a cercare un “Porto di Sopravvivenza”.
C’è necessità di mobilitarsi, di chiedere giustizia, perché il Mediterraneo non sia più un cimitero a cielo aperto e perché si possa arrivare alla libera circolazione delle persone. Questa nostra Rete, nata nella nostra città piccoloborghese ci sta provando da sei anni.
