10 ANNI DOPO LA STAGE DI LAMPEDUSA

Nella giornata di oggi in molte/i hanno commemorato il decimo drammatico anniversario di quella strage che costò la vita a quasi 370 persone in un colpo solo, la strage di Lampedusa.

Dopo gli avvenimenti di quel 3 ottobre del 2013 vi fu grande discussione, e le massime cariche del tempo; Il presidente della Commissione europea Manuel Barroso, il premier Enrico Letta, il vicepremier Angelino Alfano e il commissario Ue degli Affari Interni Cecilia Malmstrom si recarono a Lampedusa dove “resero omaggio” alle vittime delle frontiere e dei confini criminali.

Si trattò di un’ennesima passerella istituzionale visto cosa accadde dopo. Letta sostituito da Renzi e poi da Gentiloni, il Ministro dell’Interno Minniti siglò il primo memorandum Italia- Libia attraverso il quale il nostro paese ha iniziato a finanziare i campi di detenzione e le cacce all’uomo messe in atto dalla sedicente guardia costiera libica, si tratta del governo che aprì la stagione della guerra contro le navi della flotta civile delle ONG e dei centri di permanenza per il rimpatrio – i CPR – luoghi di detenzione dove vengono recluse persone che non hanno commesso reati se non quello di non avere i documenti.

Fu poi fu la volta del governo Conte 1 e dei decreti sicurezza del ministro dell’Interno Salvini che, tra le molte nefandezze, abolì la protezione umanitaria ed il sistema di accoglienza diffusa (SPRAR), poi il Conte 2, ministro Lamorgese quello della finta sanatoria rivolta unicamente a chi accettava di farsi schiavizzare nei campi di pomodori della Piana gi Gioia Tauro oppure a badanti e lavoratrici e lavoratori della cura e del mantenimento di tutte le storture ideate dai precedenti governi compreso il rinnovo degli accordi Italia-Libia, poi il governo Draghi, peggio che peggio, ed arriviamo allo stato attuale, Governo Meloni e ministro dell’interno Piantedosi, un’altra strage, quella di Cutro, potenziamento dei CPR sia sul piano numerico che su quello dei tempi massimi di permanenza rivolta anche ai richiedenti asilo in attesa del verdetto della commissione – a meno che non paghino 5000 euro di pizzo di stato -mantenimento degli accordi con la Libia, nuovo memorandum stretto con la Tunisia, e una legge ad hoc per contrastare i salvataggi.

La nuova legge prevede infatti che le navi umanitarie possano compiere una sola operazione di salvataggio in mare (per ogni missione), scoraggia i salvataggi multipli e fissa nuove sanzioni amministrative, tra cui multe fino a cinquantamila euro e il sequestro della nave per le organizzazioni che sono ritenute non in linea con il nuovo codice di condotta. Inoltre viene inserito l’obbligo di accettare il primo “porto sicuro” che viene indicato, generalmente distante miglia e miglia dal luogo dove avviene il soccorso, al fine di allontanare l’imbarcazione dalle zone di salvataggio per giorni e giorni obbligando i naufraghi, spesso in condizioni sanitarie già precarie ad un’ulteriore navigazione inutile e pericolosa.

Dicono di voler contrastare i trafficanti di esseri umani ma, così facendo, la sola cosa che contrastano è la possibilità di una nuova vita che, viene negata, a chi scappa da emergenze democratiche, umanitarie, climatiche, e via discorrendo.

Insomma, in dieci anni, governo dopo governo, le condizioni di chi prova ad esercitare il sacrosanto diritto di migrare sono peggiorate, con responsabilità trasversali imputabili anche a molti dei quali oggi, dai banchi dell’opposizione, commemoravano Lampedusa ed i fatti che da anni accadono sull’isola siciliana quotidianamente.

Le vittime delle frontiere, quelle nostrane così come quelle esternalizzate, continuano ad esserci e il Mediterraneo è ormai un cimitero a cielo aperto.

La soluzione c’è ed è semplice: abolizione della legge Bossi/Fini e del “reato di clandestinità”, libera circolazione delle persone, canali legali e sicuri di accesso, corridoi umanitari e superamento del trattato di Dublino.

Se tutto questo non si verificherà, Lampedusa e Cutro saranno solo due esempi di una tragedia umanitaria non superabile. La storia ci condannerà.

3 ottobre 2023

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