Ricorre oggi il trentaduesimo anniversario della strage di Capaci, strage mafiosa nel corso della quale quella “cosa nostra” guidata dai corleonesi di Riina trucidò con 500 chili di tritolo il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

Fu un evento che sconvolse il Paese, che aprì ad una stagione di mafia stragista che, dopo poco più di un mese, per la precisione il 19 luglio 1992, colpì anche Paolo Borsellino in quella che passò agli onori della cronaca come la strage Via d’Amelio sulla quale ci sono ancora moltissime ombre.
Sarebbe sbagliato scrivere di questi eventi in modalità unicamente commemorativa. Certamente la Memoria è importante ma, per non vanificare il sacrificio di quelle donne e di quegli uomini che hanno pagato con la propria vita il desiderio di combattere la mafia, tutte le mafie, vi la necessità di attualizzare il ragionamento.
Le mafie oggi hanno cambiato il loro aspetto abbandonando lo stragismo e l’azione paramilitare ma non per questo sono meno attive, tutt’altro.
Le organizzazioni criminali – presentissime e radicate anche al nord, a partire dalla ‘ndrangheta, ripuliscono i proventi illeciti investendo in attività “lavandino” apparentemente legali, si inseriscono indisturbate in una certa (mala)politica – la quantità di amministrazioni locali in stato di commissariamento lo dimostra senza ombra di dubbi e, attraverso lo strapotere che da sempre le caratterizza, viziano le gare conquistandosi appalti pubblici e privati arricchendosi sempre di più gestendo i cantieri delle grandi opere inutili – la TAV su tutte ma ovviamente non solo e sfruttando i lavoratori al punto di farli lavorare in condizioni a dir poco schiavili.
È tutto il sistema che va cambiato, per questa ragione giornate come quella di oggi certamente vanno bene ma non bastano, il lavoro deve essere fatto tutto l’anno, quotidianamente, e la strada a mio avviso non può che essere quella dell’antimafia sociale che, dove viene fatta, impedisce alle grandi organizzazioni mafiose di raccogliere consenso sostituendosi allo Stato.
Milano, 23 maggio 2024

Giovanni Falcone nel corso di uno degli ultimi incontri avuti con le studentesse e gli studenti ha detto: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.
