FELPE NEONAZISTE E CODICI IDENTIFICATIVI MANCANTI: QUANDO L’ORDINE PUBBLICO SI FA INQUIETANTE

È successo di nuovo. A Milano. In piazza. E di nuovo nel silenzio di chi dovrebbe indignarsi per primo.

Durante una manifestazione nel capoluogo lombardo, un agente incaricato del mantenimento dell’ordine pubblico è stato fotografato mentre indossava una felpa con il simbolo di Narodowa Duma, un’organizzazione neonazista polacca. L’immagine ha fatto rapidamente il giro dei social, suscitando indignazione e rabbia.

Ma la domanda è sempre la stessa: com’è possibile che chi dovrebbe garantire democrazia e sicurezza ostenti simboli che fanno riferimento a ideologie criminali, già condannate dalla storia?

L’Italia è una Repubblica antifascista, nata dalla Resistenza. Lo dice l’articolo 1 della Costituzione, non è una suggestione ideologica. Eppure, episodi come questo si ripetono. Non si può più parlare di “casi isolati”, soprattutto in reparti operativi come la Celere, dove queste derive sembrano tutt’altro che sporadiche.

L’agente ritratto non indossava l’uniforme d’ordinanza: sfoggiava liberamente la sua “nazi-felpa”. Una scelta non casuale, che rende la vicenda ancora più grave, anche alla luce del fatto che siamo a pochi giorni dal 25 aprile, anniversario della Liberazione dal regime nazifascista.

Al momento, la DIGOS è al lavoro per identificarlo. Ma l’operazione, come spesso accade, è complessa. E qui si apre un altro grande tema: in Italia, gli agenti in servizio d’ordine pubblico non sono tenuti ad avere un codice identificativo visibile. Una misura semplice, di trasparenza e responsabilità, già adottata in altri Paesi europei, ma ancora oggi osteggiata dalle autorità italiane.

La domanda, ancora una volta, è: perché?

Probabilmente perché l’attenzione politica è altrove. Impegnata, per esempio, a scrivere decreti liberticidi come il DL 1660, che punta a reprimere il dissenso in piazza, o a discutere fantomatici “scudi penali” per tutelare chi opera in divisa, anche in presenza di abusi.

Nel frattempo, sono gli stessi agenti a manganellare studenti, attivisti, cittadini che scendono in piazza per chiedere lo stop a un genocidio. La sproporzione è evidente. E la direzione intrapresa è preoccupante.

Serve un cambio di passo. Serve trasparenza, identificabilità, responsabilità. E serve ricordare – sempre – da che parte sta la nostra Costituzione.

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