Quella in corso nel Mediterraneo è una vera e propria strage. Ancora ieri due imbarcazioni cariche di PERSONE disperate in cerca di una nuova vita partite poche ore prima da Tripoli (Libia) sono naufragate a 14 miglia da Lampedusa, in area SAR italiana e il bilancio è di 27 morti e circa 40 dispersi. Bilancio destinato ad aggravarsi visto che l’esperienza ci insegna, drammaticamente, che, i dispersi in mare normalmente si trasformano nel giro di pochi giorni in maori in mare.
Un’ennesima tragedia annunciata della quale i Governi italiani che si sono susseguiti e l’Unione Europea sono non solamente complici ma i mandanti.
Da decenni il nostro Paese tratta, in maniera bipartisan, il tema delle persone in movimento in sola chiave repressiva e poliziesca e, per citare solo alcuni esempi legislativi, faccio riferimento a:
– Legge Turco/Napolitano
– Legge Bossi/Fini
– Decreto Minniti
– Decreto sicurezza
– Decreto sicurezza bis (Legge 132)
– Decreto Cutro
– Memorandum Italia Libia
– Memorandum Italia Albania
Tutte leggi che si sono unicamente preoccupate di rendere più ostico il viaggio, inventare il reato di clandestinità, rimuovere il sistema SPRAR (accoglienza diffusa) relegando le/i richiedenti asilo in enormi strutture-ghetto, rimuovere la “protezione umanitaria”, burocratizzare all’estremo la possibilità di accesso alla protezione internazionale rendendo quasi impossibile il poter fare ricorso in caso di diniego da parte della Commissione, aumentare il numero dei CPR (centri di permanenza per i rimpatri – veri e propri lager di stato dove vengono trattenute in stato di privazione della libertà personale persone che non hanno commesso reati) ed il tempo massimo di permanenza, ostacolare il lavoro delle imbarcazioni della Flotta Civile (Le ONG) con regole inaccettabili come, ad esempio, l’obbligo del salvataggio unico e dell’accettazione di “porti sicuri” lontanissimi dalle aree di salvataggio.
La lista delle nefandezze potrebbe continuare a lungo, ma il punto centrale è uno solo:
Il fenomeno delle migrazioni è un fenomeno sistemico e ciò che serve per gestirlo non è la repressione.
Servono normative che vedano:
1) Il superamento reale del “Paese di primo approdo” – che obbliga le persone a ad avanzare la richiesta di asilo – e quindi rimanere – nel luogo dove sbarcano che normalmente non è la meta predestinata
2) Canali legali e sicuri di accesso: che eviterebbero a chi vuole spostarsi di doversi mettere nelle mani dei trafficanti
3) Libera circolazione delle persone (non si capisce perché i capitali possano circolare e le persone no)
4) Reinserimento del sistema SPRAR e del dispositivo della protezione umanitaria.
La volontà di migliorare la propria vita non verrà mai fermata dalla repressione. Fino a che il fenomeno migratorio verrà trattato solo su quel versante il nostro Paese, così come l’Europa saranno i mandanti della strage in corso. La storia ci condannerà.
