UN RISVEGLIO SOCIALE CHE SPAVENTA I GOVERNI

UN RISVEGLIO SOCIALE CHE SPAVENTA I GOVERNI

Un mio articolo per infoalternative.it

Anche in Italia, così come nel resto d’Europa, le Piazze hanno ricominciato a farsi sentire, la rabbia sociale è esplosa in tutta la sua determinazione contro Governi ciechi, muti e sordi.

Sono infatti oramai settimane che, giovani e giovanissimi si mobilitano in un fenomeno che è chiaramente più sociale che politico e che merita grande attenzione. Un movimento spontaneo che riempie le piazze contro il carovita, contro la guerra, contro le politiche e l’economia di guerra che ammazzano lo Stato sociale del Paese. Come era inevitabile si sono verificati scontri, anche violenti, ma non è questo il punto; la centralità di tutta questa situazione è rappresentata dalle cause della stessa, da migliaia di persone che non arrivano più a fine mese, dai servizi fondamentali come scuola e sanità che vanno in frantumi a fronte di un folle investimento in armamenti che sembra non avere fine.

Il Governo italiano risponde nell’unica maniera che lo rappresenta: la repressione e la violenza di stato, le forze dell’ordine – “al sicuro” da qualsiasi indagine grazie – o per meglio dire A CAUSA – dello “scudo penale” inserito nel precedente DDL sicurezza sono sempre più violente, nello scorso fine settimana abbiamo dovuto assistere, tra le altre cose, nostro malgrado, a pestaggi selvaggi anche ingiustificati, a idranti sparati con violenza contro un’ambulanza che stava soccorrendo un giovane ferito dopo essere stato massacrato di botte da 3 agenti,  per citare solo un paio di esempi. Gli scenari che ci si ritrova davanti non sono quelli di un paese civile ma ricordano l’Argentina degli anni ’70 nel pieno della “dittatura dei colonnelli”.

I media mainstream pongono il focus di tutto solamente negli scontri di piazza sottolineando la violenza di alcuni manifestanti ma senza mai citare la “violenza di stato” che porta le scuole a cadere a pezzi,  gli affitti ad avere costi insostenibili, disoccupati e precari a non avere alcuna tutela, chi lavora a non arrivare alla terza settimana del mese, a non poter utilizzare il riscaldamento per via dei costi insostenibili che ha raggiunto il gas, il non potersi più permettere di fare benzina alle auto e contemporaneamente a mettere agricoltori ed autotrasportatori –  anch’essi in mobilitazione – nella condizione di non reggere più i costi di produzione. Tutto questo rappresenta la vera violenza da condannare.

È evidente che le ragazze e i ragazzi relegati nelle periferie abbandonate in maniera bipartisan da giunte di destra o di centrosinistra  –  in entrambi i casi troppo impegnate a costruire “città vetrina” e grandi eventi mediatici nelle ZTL  –  provenienti da strati sociali disagiati che hanno – sbagliando – saccheggiato i negozi di lusso a Milano sono, come ha detto il sociologo Marco Revelli, “Il ritratto di Dorian Gray” del capitalismo che per tutta la vita ha trasmesso loro il messaggio che “non esistono se non possiedono” ed ora, data l’occasione degli scontri di piazza, hanno “saccheggiato per possedere e quindi esistere”.

Nei giorni scorsi addirittura, la necessità di indicare un capro espiatorio, ha portato all’arresto (ad oggi rilasciato in quanto la gip del tribunale di Milano, Tiziana Landoni non ha rilevato nessun presupposto di pericolo di fuga che avrebbe dovuto giustificare il fermo e neppure sussistono gravi indizi di colpevolezza con riferimento ai reati contestati) di Youssef Siher ideologo del Movimento 17 ottobre – titolare di un Dottorato di Ricerca – a cui vanno tutta la mia solidarietà e vicinanza – con accuse campate in aria di “istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata” per aver  invitato alla mobilitazione sui suoi account social.

Con tutto ciò che sta succedendo è evidente che non può più avere diritto di tribuna chi dissocia il “no alla guerra” dal tema del “carovita”. Continuiamo la mobilitazione a partire dallo sciopero generale del sindacalismo di base del prossimo 30 ottobre e sosteniamo Joussef.

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